Corruzione [confessioni di un ologramma]

La questione rimane aperta, mia sorella mi saluta: “ci sentiamo nei prossimi giorni, mi raccomando”, mio fratello e la sua deliziosa ladra di madri morte (per farne corona) mi accompagnano alla stazione “mi raccomando, questa volta cerchiamo di risolvere le cose, nei prossimi giorni ti chiamo”.

Salito sul treno mi viene in mente una delle gag più imbarazzanti: lei che dice a lui chiamami, lui che sorride per un attimo, attimo sufficiente per far sparire lei dalla scena e affiorare la domanda – spiritosissima negli intenti dell’autore – a lui: “ma come mi chiama se non ha il mio numero?”

Be’, oltre ad essere una gag da pochi soldi, si basava sul fatto che il telefono non avesse alternative: ora c’è la mail che può arrivare ogni secondo sul proprio cellulare, come fosse l’apparizione di una madonna comprata al centro commerciale, a dieci euro al mese, traffico, promesse e sala d’attesa inclusi.

E io, come sempre, non riesco a piangere; mi sforzo, passo in rassegna le poche azioni commoventi che ricordo aver compiuto con mia madre, ma niente, lo sguardo non cambia, i vicini di carrozza non volgono lo sguardo altrove, imbarazzati dalla nuda disperazione che il mio sguardo tradisce, l’uomo delle bevande non allunga il passo, guardandomi, per cercare pecunia altrove, nelle tasche di uomini più conformi e disponibili.

Insomma, non capita nulla, ma va bene così: qualche soldo ce l’ho, abbastanza da continuare ad aspettare che ne arrivino altri. Amazon dovrà pur pagare, e poi sì, tutto sommato il viaggio andata/ritorno con vista sul morto dovrebbe portare qualche ulteriore spicciolo.
Così sia, posso dormire fino a Milano, nella tratta fino a Verona magari riuscirò a trovare qualche commovente immagine che mi faccia soffrire un poco, riabilitando le speranze che io possa diventare una persona degna e corruttibile da buoni e irrefrenabili sentimenti.

Confessioni [romanzo] – La onlus (1)

Pioveva.

Viganò era tornato dall’ennesimo appuntamento in cui non aveva ottenuto, come sempre, nulla. La Onlus non aveva nessuna direzione. Lui ne fu consumatore malato, cercando di uscire da una vita fatta di droga, di puttane e di una moglie a casa a sperare che non tornasse. E quando la suora morì si trovò tutta quella cosa tra le mani, senza essere capace di far altro che continuare a elemosinare, coi suoi abiti sporchi, il suo viso consumato da miserie e disgrazie, e il sapore di qualcosa che avrebbe potuto ingrassarlo. E lo ingrassò, per qualche anno. Prendeva soldi, cambiò auto, da piccoli spicci di cocaina passò a piccoli spacci nella sua struttura. Si inventò una casa di accoglienza per detenuti in libertà. E di soldi ne giravano. Ma i contributi, statali prima, europei dopo, erano sufficienti o per lui e la sua nuova vita grassa e viscida o per offrire servizi. E la coca aumentava, come le bollette accumulate. Le auto erano sempre più belle, gli uffici sempre più decadenti. E dopo anni la realtà non avrebbe potuto che essere quella che, in effetti, era. Nessun soldo, né per gli uffici, né per le droghe.
E io, in questo quadro, in quella Milano che non riuscivo a connettere, non avrei potuto fare altro. Ero entrato anche io in quella decadenza a fine mandato. Continua a leggere “Confessioni [romanzo] – La onlus (1)”

Adamo ed Eva

Una volta condannati alla parte oscura, Adamo ed Eva decisero di dividersi,
Adamo cambiò nome e divenne Ricerca, girò il mondo intero, conobbe persone, si innamorò di donne, fece l’amore
e guerra alla nostalgia,
trovò puttane e le pagò coi suoi ricordi,
incontrò notti insonni e le comprò con capelli tra le dita, con mani sulla testa, con feti dimenticati, con sonni non sognati.
Di giorno amava confondersi con la gente, sentirne l’odore e udirne le voci, amava mettersi sotto vento; poco importava se a prua ci fosse culla adorna o cimitero senza croce, lui era a poppa comunque, lui comunque apriva bocca e polmoni e polsi, e alzava duro il mento e forte apriva gli occhi.
Nella nuova vita di Adamo, Eva fu terra lontana, poi albero, poi foglia, e delle foglie condivise il destino, arrivò l’autunno e con l’autunno volò via.

Poco alla volta la sua necessità di corpi e voci e odori andò calando, la mattina tardava a sentire il bisogno di uscire, la sera lentamente si trasormò in terra,
e lui verme, senza voler mettere la testa fuori per respirare, nutrendosi della sua coda, cannibale dei suoi occhi, intestino dei suoi pensieri.
Decide di allontanarsi dal mondo, oramai sazio di forme ritrovate con occhi ciechi, cercò riparo sui monti, trovò terra e ne fece casa.
E la casa divenne peso, la notte vuoto, la luce dolore.
Adamo, condannato alla parte oscura, aveva terminato i colori.
I passi divennero crampi, e i minuti, solo, vuoto.
Una mattina si svegliò, si diresse al fiume e si lasciò cadere, mollemente, a fondo.

Eva, appena separata da Adamo, cambiò nome e divenne Acqua.

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Adamo ed Eva by Jona is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
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Nefòs

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The novel tells of a new war, a new beginning for humanity. Nefòs is an anagram of En Sof, which, in the Zohar, is first and foremost. Before man, before creation.
In this story Nefòs becomes a computer that decides the fate of humanity.
Of a renaissance man, who, like a Kafka story continues to revolve around himself without really being able to come back to the world.
It ‘s a story that hardly ever talk about the Kabbalah, is woven into Jewish mysticism.

Nefòs [Novel] – fragment

Ester goes out, takes her car, goes back home. Andrea turns on the screen, grabs a bottle of vodka, sits down on the couch and drinks.

She really know fuck all about me. Always the same shit, when things are good I’m the best person in the world, and oh so much love do I give her, but then, when she’s just a bit nervous over some bullshit, bingo! I become the careless fuck who gives no shit about all the evil in the world. But really what the fuck do I care about Fregli, Victor, the dissidents and the Nine? What the fuck are them for me? What are they worth? What’s the difference? They’re one and the same, with their own ideologies, all hunting for power, all believing they’re the only right ones in this fucking world. As if anything would change, as if Fregli was different from one of the Nine. Did he die in the war, maybe? No, against his own ideas he went with Blinz, knowing he would have won, exactly like the Nine did. And Ester as well, feeling so good and nice to carry out such a risky action as taking one cunt to meet another cunt. The fool, she doesn’t even know that she does it just to feel good and useful for the cause, but she doesn’t give a shit about the Nine and the dissidents, too. At Mario’s with Mario, that’s what Ester really is, forget the bullshit. But then she tells me to be fully myself when I’m in bed with her. Sure, so she can feel the whore that she really is, bloody hypocrite. And fuck her too, who the fuck looked out for her? Was it me to tell her to start again? And then again, didn’t she know already how careless I am, how little I care about the whole fucking world? Poor middle class hypocrite bitch. Hypocrite bitch, that’s all she is. How many bloody years have we been together, always pretending for the common good, no, not for the common good, for a mutual welfare, for the need to stay in the surface, to have fun and share love, only love, what a drag, how can I tell her that love is the most overrated thing there is? Oh no, we must tell us that we give each other love, and then maybe in bed let go and become who we really are, some fucking apes in suit and tie, that’s what we really are. But then I am the monster because I don’t say what I’m supposed to say, I don’t do what I’m supposed to do, and Agnese as well, it goes without saying. And what the fuck does she know about Agnese, eh, what the fuck do you know about her, Ester? Have you ever really asked me anything? You just wanted me to tell you the things you wanted to hear, so you could forgive me, so you could understand me, so you could convince yourself I’m not a monster, I just make mistakes. What the fuck do you know about my bollocks, Ester, about what me and Agnese had together? It’s better not to know, it’s better to separate, after all we separate everything since we are born, we’re just Jews after all, are we? Even people, let’s separate people carefully as well, separate what’s wrong in them from what’s right in them, then according to our feeling towards that person, we forget about one of the parts. If you love me, I am good, if you got problems, if Clara disappears to get fucked by one of the Nine, then I’m a beast. Fuck off once and for all, you damn hypocrite, and stay the fuck away, Ester, this time, don’t wait for your state of mind to chance, so you can forget who I am, so you can forget about Agnese and the whole rotten world, you fool. As if the only thing that matters was not the direction. And go, study the Torah better than you did as a child, maybe you will realize all the bullshit you told me and how hypocrite is the life you lead, you idiot. Really, fuck you and you inability to admit that you went with Mario to understand who you really are, forget all the bullshit, but no, oh no, you need to have an average relationship, an average man, maybe with slightly different thoughts from the average, sure, a man that’s splendidly alternative, that’s against, but always within good taste boundaries, always within moral boundaries imposed by someone else, what the fuck, otherwise you’re indecent, you’re a monster, right? And you, Ester, who the fuck do you think you are, with your whining and your pro-dissidents actions? Sure, you say you feel like being in a movie, you always are in a movie, bloody idiot, and as soon as you get out of it you understand nothing at all, of course, because the plot’s been written by someone else, so it’ll suck, but there’s no risk in living it, is there? Go, get back home, all the better for it, there’s no movie around here, there fuck all around here, bitch. 

Translated by Pietro Maggi