Corruzione [confessioni di un ologramma]

La questione rimane aperta, mia sorella mi saluta: “ci sentiamo nei prossimi giorni, mi raccomando”, mio fratello e la sua deliziosa ladra di madri morte (per farne corona) mi accompagnano alla stazione “mi raccomando, questa volta cerchiamo di risolvere le cose, nei prossimi giorni ti chiamo”.

Salito sul treno mi viene in mente una delle gag più imbarazzanti: lei che dice a lui chiamami, lui che sorride per un attimo, attimo sufficiente per far sparire lei dalla scena e affiorare la domanda – spiritosissima negli intenti dell’autore – a lui: “ma come mi chiama se non ha il mio numero?”

Be’, oltre ad essere una gag da pochi soldi, si basava sul fatto che il telefono non avesse alternative: ora c’è la mail che può arrivare ogni secondo sul proprio cellulare, come fosse l’apparizione di una madonna comprata al centro commerciale, a dieci euro al mese, traffico, promesse e sala d’attesa inclusi.

E io, come sempre, non riesco a piangere; mi sforzo, passo in rassegna le poche azioni commoventi che ricordo aver compiuto con mia madre, ma niente, lo sguardo non cambia, i vicini di carrozza non volgono lo sguardo altrove, imbarazzati dalla nuda disperazione che il mio sguardo tradisce, l’uomo delle bevande non allunga il passo, guardandomi, per cercare pecunia altrove, nelle tasche di uomini più conformi e disponibili.

Insomma, non capita nulla, ma va bene così: qualche soldo ce l’ho, abbastanza da continuare ad aspettare che ne arrivino altri. Amazon dovrà pur pagare, e poi sì, tutto sommato il viaggio andata/ritorno con vista sul morto dovrebbe portare qualche ulteriore spicciolo.
Così sia, posso dormire fino a Milano, nella tratta fino a Verona magari riuscirò a trovare qualche commovente immagine che mi faccia soffrire un poco, riabilitando le speranze che io possa diventare una persona degna e corruttibile da buoni e irrefrenabili sentimenti.

Italia – Brasile tre a due [La memoria del caso – frammento]

Mi sono trasferito, da poco, con la mia famiglia, ho cambiato quartiere. Abitavo alla Crocetta, vicino al centro, adesso siamo andati a Città Giardino.

Preferivo prima. I miei amici abitano tutti lì. E poi lì le cose sono vecchie e belle, qui nuove e tutte uguali. Lì l’autunno lo vedi nei giardini in cui andavo da piccolo. Gli alberi diventano marrone scuro ed il buio li copre presto.

Qui non so ancora com’è l’autunno, sono arrivato che era primavera. E la primavera qui la vedi nel volto sudato dei benzinai e dalle finestre non più bagnate dalla rugiada.

L’altro giorno sono uscito con Gianna. Siamo andati a bere un bicchiere in centro. L’indomani sarebbe partita per Viareggio. Ci siamo dati qualche bacio. Io ce l’avevo durissimo e ho paura che lei l’abbia notato. Non siamo ancora abbastanza intimi, le mie mani hanno toccato solo le sue tette e la sua pancia e le sue gambe. Non il culo e non la figa. Ci vediamo da un mese io e Gianna. Gianna è media. E’ carina. All’interno del gruppo del liceo è considerata bene. Insomma non faccio né una buona né una cattiva figura ad uscire con lei. Non che la cosa abbia troppa importanza, ma un po’ ne ha. Continua a leggere “Italia – Brasile tre a due [La memoria del caso – frammento]”

La memoria del caso [amazon]

Ed io mi farò un bagno, toglierò il tappo dal buco della vasca e ti vedrò scivolare via. Ti vedrò andare via lentamente, goccia a goccia. Vedrò andare via il tuo odore dalla mia pelle, il primo tuo sorriso e l’ultimo pure, le nostre bugie piccole, il mio cazzo che entra nella tua fica. Vedrò andare via quella volta che scappammo dall’albergo perché non avevamo soldi, scomparirà il neo che hai sul culo e che amavo leccare, via i colori dei tuoi capelli e dei tuoi peli, via quella volta che nel tuo culo con il tuo neo volevo mettere il mio cazzo e tu no e tu si e poi d-o mio ma non è alle donne che poi fa male? Via i miei pensieri quando ti aspettavo sotto casa e tu eri ancora dai tuoi, via, se ne andrà via tutto da quel cazzo di buco di vasca, via i dischi sentiti insieme, via brahms e via fossati, via lo straniero e via il tunnel, se ne andranno i problemi e i piatti che lavavi solo tu, se ne andrà l’odore sulla nuca e il sapore della tua fica, via la mia insonnia sul tuo corpo, via quel cazzo di rumore tipo fischio che facevi quando tossivi, via le tue mani e i tuoi piedi e i tuoi popliti e le tue gengive e via le tue cazzo di lezioni di greco e di latino e vaffanculo, via la tua famiglia di bravi e belli e intelligenti e di sinistra, via la tua risata, via i tuoi amici tutti artisti e tutti froci.

Toglierò il tappo e colerai via. 

Lo potete acquistare qui

 

vita apparente – confessioni di un ologramma – frammento

L’arrivo del sole dopo mesi di assenza, mi allontana da me stesso. I miei ricordi diventano i ricordi di una persona che conosco, ma che non vedo da molto tempo. Le sensazioni non hanno dimora, non c’è più nessun collegamento con qualcosa di tangibile. È un po’ come essere una foglia che si è staccata da un ramo e continua a muoversi spinta dal vento senza che sappia dove sta andando, senza che sappia più a che ramo apparteneva.
Qualcosa di simile mi capitò facendo regressione. La donna mi disse di guardare i piedi, mentre ero sdraiato con una coperta a coprirmi. Io li guardai e c’erano  scarpe che non avevo mai visto prima. E la vita che guardavo scorrere, come fosse un film, sapevo essere mia, sapevo che quello che camminava ero io, sapevo che il posto in cui stavo andando da qualche parte e che l’andarci aveva uno scopo. Ma io continuavo a essere sdraiato con una coperta a coprirmi.

Sembra una vita apparente quella che vedo, sembra una morte apparente quella che a cui vado incontro.
Oggi l’appuntamento è per le tre e mezzo. Mi sono vestito a tutto punto. Arriverò con qualche minuto di anticipo e troverò l’espressione giusta da vestire per dare una forma che assomigli a quello che non sono ma che è pur sempre qualcosa.

Nefòs (usa)

The novel tells of a new war, a new beginning for humanity.
Nefòs is an anagram of En Sof, which, in the Zohar, is first and foremost. Before man, before creation.
In this story Nefòs becomes a computer that decides the fate of humanity.
Of a renaissance man, who, like a Kafka story continues to revolve around himself without really being able to come back to the world.
It ‘s a story that hardly ever talk about the Kabbalah, is woven into Jewish mysticism.

Nefòs – Alessandro Mazzi

Nefòs

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The novel tells of a new war, a new beginning for humanity. Nefòs is an anagram of En Sof, which, in the Zohar, is first and foremost. Before man, before creation.
In this story Nefòs becomes a computer that decides the fate of humanity.
Of a renaissance man, who, like a Kafka story continues to revolve around himself without really being able to come back to the world.
It ‘s a story that hardly ever talk about the Kabbalah, is woven into Jewish mysticism.

Nefòs [Novel] – fragment

Ester goes out, takes her car, goes back home. Andrea turns on the screen, grabs a bottle of vodka, sits down on the couch and drinks.

She really know fuck all about me. Always the same shit, when things are good I’m the best person in the world, and oh so much love do I give her, but then, when she’s just a bit nervous over some bullshit, bingo! I become the careless fuck who gives no shit about all the evil in the world. But really what the fuck do I care about Fregli, Victor, the dissidents and the Nine? What the fuck are them for me? What are they worth? What’s the difference? They’re one and the same, with their own ideologies, all hunting for power, all believing they’re the only right ones in this fucking world. As if anything would change, as if Fregli was different from one of the Nine. Did he die in the war, maybe? No, against his own ideas he went with Blinz, knowing he would have won, exactly like the Nine did. And Ester as well, feeling so good and nice to carry out such a risky action as taking one cunt to meet another cunt. The fool, she doesn’t even know that she does it just to feel good and useful for the cause, but she doesn’t give a shit about the Nine and the dissidents, too. At Mario’s with Mario, that’s what Ester really is, forget the bullshit. But then she tells me to be fully myself when I’m in bed with her. Sure, so she can feel the whore that she really is, bloody hypocrite. And fuck her too, who the fuck looked out for her? Was it me to tell her to start again? And then again, didn’t she know already how careless I am, how little I care about the whole fucking world? Poor middle class hypocrite bitch. Hypocrite bitch, that’s all she is. How many bloody years have we been together, always pretending for the common good, no, not for the common good, for a mutual welfare, for the need to stay in the surface, to have fun and share love, only love, what a drag, how can I tell her that love is the most overrated thing there is? Oh no, we must tell us that we give each other love, and then maybe in bed let go and become who we really are, some fucking apes in suit and tie, that’s what we really are. But then I am the monster because I don’t say what I’m supposed to say, I don’t do what I’m supposed to do, and Agnese as well, it goes without saying. And what the fuck does she know about Agnese, eh, what the fuck do you know about her, Ester? Have you ever really asked me anything? You just wanted me to tell you the things you wanted to hear, so you could forgive me, so you could understand me, so you could convince yourself I’m not a monster, I just make mistakes. What the fuck do you know about my bollocks, Ester, about what me and Agnese had together? It’s better not to know, it’s better to separate, after all we separate everything since we are born, we’re just Jews after all, are we? Even people, let’s separate people carefully as well, separate what’s wrong in them from what’s right in them, then according to our feeling towards that person, we forget about one of the parts. If you love me, I am good, if you got problems, if Clara disappears to get fucked by one of the Nine, then I’m a beast. Fuck off once and for all, you damn hypocrite, and stay the fuck away, Ester, this time, don’t wait for your state of mind to chance, so you can forget who I am, so you can forget about Agnese and the whole rotten world, you fool. As if the only thing that matters was not the direction. And go, study the Torah better than you did as a child, maybe you will realize all the bullshit you told me and how hypocrite is the life you lead, you idiot. Really, fuck you and you inability to admit that you went with Mario to understand who you really are, forget all the bullshit, but no, oh no, you need to have an average relationship, an average man, maybe with slightly different thoughts from the average, sure, a man that’s splendidly alternative, that’s against, but always within good taste boundaries, always within moral boundaries imposed by someone else, what the fuck, otherwise you’re indecent, you’re a monster, right? And you, Ester, who the fuck do you think you are, with your whining and your pro-dissidents actions? Sure, you say you feel like being in a movie, you always are in a movie, bloody idiot, and as soon as you get out of it you understand nothing at all, of course, because the plot’s been written by someone else, so it’ll suck, but there’s no risk in living it, is there? Go, get back home, all the better for it, there’s no movie around here, there fuck all around here, bitch. 

Translated by Pietro Maggi