Poi succede che passano gli anni, nel PianetaTerra, che non esiste, e quindi non esistono gli anni. E poi succede una altra cosa: non riesco a tornare al mio Pianeta Trillafon, che poi non si chiama così. Rimango intrappolato in qualcosa che non esiste. Provo in tutti i modi ad andarmene, ma non riesco. E tutta la mia raltà è irreale. Il mio cane muore, un giorno che ha una data. La sua morte coincide col mio restare intrappolato, almeno così adesso credo. E col fatto che la mia realtà diventa così irreale. Poi succede che una donna mi lascia, o la lascio io, non ricordo. E così, oltre a restare intrappolato in un mondo che non esiste, sono solo. Ora, il mio cane è morto, ed esisteva, lo so per certo. E ora, lo so per certo, sono solo. Col passare di un tempo che non esiste, tutte le mie certezze, smettono anch’esse di esistere. Tutte le persone che ho conosciuto e che sono sparite dalla mia vita, tornano. Tornano e non le distinguo.
In questo tempo che passa e che non esiste, i ricordi hanno la stessa forma di un infinito presente. E così chiudo gli occhi. Non so dove sono. Ho preso un treno. Non so perché. Una canzone dice “dimmi che sarà tutto più chiaro che qui”, io l’ascolto e non ricordo chi la canta. Per un attimo dimentico tutto. Forse questo viaggio in treno non finirà mai, penso. Non lo so, il mio pianeta Trillafon, che poi ha un altro nome, non c’è più. O, meglio, non so più come andarci, e quindi non c’è più.

Mi vedo in un’immagine fatta di me su un balcone. Pensavo, in quella immagine, che se fossi caduto sarei tornato a Trillafon. Insomma, questo mondo non esiste, il cemento su cui sarei caduto, non esiste. Qualcosa sarebbe dovuto, quindi, accadere. Avrei ritrovato il mio cane? Mi sarebbe venuto in contro, scodinzolando, un po’ scocciato per tutto questo suo attendere, con un bastone in bocca per un altro tiro? Mi sarei trovato da qualche parte che non conosco?  La donna, quella che mi ha lasciato o ho lasciato io, non ricordo, sarebbe ricomparsa?
Vola tutto via, vedo la gente che cammina e mi sembra di essere da un’altra parte, con gli occhi chiusi in questo treno. Mille facce, quali sono quelle che sto inventando adesso e quali ho davvero incontrato?
Torna lei, la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo. Siamo a casa sua e sta male. Poi io sono dentro di lei, poi sta di nuovo male. Ha gli occhi marroni, la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo, e ha un seno perfetto. Sta per godere, mi dice “come è bello, come è bello”. Poi mi dice che non va bene, che non va bene, che non va bene. Che soffre, che così non si può andare avanti. Io non so cosa vuole sentire, quindi non dico niente. Perché bisogna andare avanti? Ah, sì, credo che voglia dire che non vado bene io, che io non vado avanti. Che mi comporto male. Che non abito il PianetaTerra. La donna che mi ha lasciato, o che ho lasciato io, non ricordo, soffre. Devo lasciarmi cadere nel cemento. Devo fare qualacosa. Ha gli occhi marroni, la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo. E mi piace stare dentro di lei. Ci sto in tutti gli incastri possibili, e quando sono dentro di lei il PianetaTerra smette di esistere e anche il mio Pianeta Trillafon, che poi non si chiama così, non lo ricordo più.
Da bambino, quando ancora credevo che il PianetaTerra esistesse, avevo un padre e una madre. Non eravamo molto uniti, ma certe cose che facemo insieme le ricordo. Al mare misuravamo l’abbronzatura sulle braccia, per vedere chi era più marrone. Vinceva mio padre, ma mia madre aveva un colore più bello. Avevo anche un fratello e una sorella, quando pensavo che il Pianeta Terra esistesse.
Non so più cosa fare. Il cemento, forse il cemento mi porterà in un posto in cui è tutto più chiaro che qui. Se tutto questo non esiste, cos’altro può capitare?
La donna che mi ha lasciato, o che ho lasciato io, non ricordo, è sparita da mesi che non esistono. E’ sparita in un buco nero, è sparita ed è andata da qualche parte.
La sensazione aumenta quando c’è molta gente, ci sono spazi aperti e c’è molto rumore. La sensazione che non riesco più ad aggrapparmi a questo mondo che non esiste. Non ho quasi materia, non riesco a sentirmi sull’asfalto. Per questo devo precipitare. Per sentirmi, per passare, per ritrovare il mio cane, per rientrare nella donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo.
Ma questa cosa sta comunque finendo, ogni giorno perde di consistenza, ogni giorno è meno reale del giorno prima. Passa, tutto passa.
Di colpo torno sul treno. Per un attimo ho la sensazione di esserci, qui seduto, e che ci sia altra gente in questo scompartimento. Ma è solo un attimo, che non esiste, che passa, che non ci sono prove che sia stato quello che pensavo che fosse. E sento l’odore della donna che mi ha lasciato, o che ho lasciato io, non ricordo. Aveva un odore solo, quando la annusavo. Su tutto il corpo lo stesso odore, a cambiare era solo l’intensità. Quello che provo per la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, è la stessa cosa del suo odore. E non cambia, non cambia neanche l’intensità, cambia solo la compattezza. Adesso è liquido. Che esce da me, che vedo, che è la cosa che provo per lei. Liquido, sto pisciando, sputando, da tutta la mia pelle esce quello che provo per la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo. E’ come se il mio corpo perdesse, da ogni singola parte; dalle braccia, dalle dita, dalla fronte, che perdesse nelle ginocchia, nel collo, nel cuoio capelluto. E’ come se tutto quello che c’è dentro di me fosse inesauribile e fosse acqua e uscisse da ogni buco, buchetto, foro invisibile, è come se io fossi infiniti buchi da cui esco, e tutto questo uscire è acqua, e tutta questa acqua è quello che provo per la donna che mi ha lasciato, o che ho lasciato io, non ricordo.Penso che se adesso cadessi nel cemento, lascerei una pozzanghera. E che questa pozzangherà sarà tutto quello che provo per lei. Sarà la mia eredità per questo mondo che non esiste, questa pozzanghera che è tutto quello che c’è dentro di me, e tutto quello che c’è dentro di me è quello che provo per la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo. Forse è l’unica cosa che esiste in questo mondo che non c’è, questa pozzanghera da lasciare in eredità.
Altre volte, tutto quello che provo è solido, è come se ci incollasse, questa cosa che provo e che provava, credo. Restavamo bloccati e gli spazi tra me e lei erano carne, e quella carne era quello che sentivo per lei, e che sentiva per me, credo. D’altronde come potrebbe essere diverso, come potrebbe cambiare la materia del sentire, il sentire non ci appartiene.
Per il mio cane, che è morto e che da allora sono prigioniero di questo Pianeta Terra che non esiste, era un’altra cosa, non aveva materia. Non c’era acqua o solido, nulla usciva da mio corpo; non c’era movimento, era immobile il mio sentire. Ma per lei, per la donna che mi ha lasciato o che ho lasciato io, non ricordo, è così. Acqua. Adesso la vedo quella pozzanghera. La carne che ci ha uniti invece la sento. E sono la stessa cosa, cambia solo l’intensità.
E adesso chiudo gli occhi e la bevo e la mangio, questa acqua e questa carne. Mi sazia, mi dà gravità, sento di nuovo i miei piedi, sentendo di nuovo il pavimento di questo treno, sentendo di nuovo quello che sento.

37 pensieri riguardo “Il [mio] pianeta Trillafon, che poi non si chiama così [seconda parte]

  1. È così bello che non riesco ad andarci a fondo. La cosa dell’acqua e della carne è una delle descrizioni dell’amore più belle che io abbia letto.

  2. Amico mio, ti leggo da anni, leggo i tuoi romanzi e i tuoi racconti e da sempre ti dico che sono bellissimi. Ma con questo sei andato a un livello incredibile. L’acqua e la carne sono meravigliose.

  3. È bellissimo e ancora più è impressionante la descrizione del sentimento. Racconto pazzesco, tristissimo e meraviglioso.

  4. È come se la seconda parte si Live tasse dalla struttura della prima e diventasse sensazione, acqua e carne.
    Capolavoro.

    1. Il link al tuo blog è incompleto, manca la “om” finale. Lo dico nel caso tu non lo avessi scritto questa volta, ma fosse prefissato (insomma, se così fosse, ti conviene metterlo a posto, se no non ti si trova direttamente.

  5. Ciao, capito qui conseguentemente al tuo like da me, confesso, da divoratore di libri perlopiu’ sudamericani contemporanei e mitteleuropei del xix sec, non mi ero mai imbattuto in un tuo scritto.

    Mi associo ai tuoi lettori qui sopra, davvero eccelso.
    I miei piu’ sinceri complimenti.

    Hasta
    Zac

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