Il [mio] pianeta Trillafon, che poi non si chiama così [seconda parte]

Poi succede che passano gli anni, nel PianetaTerra, che non esiste, e quindi non esistono gli anni. E poi succede una altra cosa: non riesco a tornare al mio Pianeta Trillafon, che poi non si chiama così. Rimango intrappolato in qualcosa che non esiste. Provo in tutti i modi ad andarmene, ma non riesco. E tutta la mia raltà è irreale. Il mio cane muore, un giorno che ha una data. La sua morte coincide col mio restare intrappolato, almeno così adesso credo. E col fatto che la mia realtà diventa così irreale. Poi succede che una donna mi lascia, o la lascio io, non ricordo. E così, oltre a restare intrappolato in un mondo che non esiste, sono solo. Ora, il mio cane è morto, ed esisteva, lo so per certo. E ora, lo so per certo, sono solo. Col passare di un tempo che non esiste, tutte le mie certezze, smettono anch’esse di esistere. Tutte le persone che ho conosciuto e che sono sparite dalla mia vita, tornano. Tornano e non le distinguo.
In questo tempo che passa e che non esiste, i ricordi hanno la stessa forma di un infinito presente. E così chiudo gli occhi. Non so dove sono. Ho preso un treno. Non so perché. Una canzone dice “dimmi che sarà tutto più chiaro che qui”, io l’ascolto e non ricordo chi la canta. Per un attimo dimentico tutto. Forse questo viaggio in treno non finirà mai, penso. Non lo so, il mio pianeta Trillafon, che poi ha un altro nome, non c’è più. O, meglio, non so più come andarci, e quindi non c’è più.
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Il [mio] pianeta Trillafon, che poi non si chiama così [racconto in due parti]

L’altro giorno mi ritrovavo a rileggere per l’ennesima volta [non bisogna mai dichiarare di leggere Wallace, lo si rilegge sempre, insomma, anche fosse la prima volta, lo si sta rileggendo] Il Pianeta Trillafon in relazione alla cosa brutta.
Wallace lo amiamo quasi tutti [o, per lo meno, quasi tutti diciamo di amarlo], e quasi tutti detestiamo gli altri che lo amano. Gli altri non sono mai degni. O manco lo hanno letto, e lo dicono solo per fare QuelliCheLoLeggono, oppure, anche se lo leggono, ci capiscono niente e dicono di leggerlo solo per essere QuelliCheLoLeggono.
Io mi ricordo qualcuno di quelli che dicono, e dicevano e diranno sempre [almeno finché non ci sarà un altro scrittore da dire di leggere per avere in cambio un piatto di ammirazione con condimento condiviso]di leggerlo.
C’è Francesco P..
Francesco P. lo conobbi col pc, tanti anni fa: eravamo entrambi iscritti a un forum di letteratura, ed entrambi facevamo quelli che scrivevano meglio degli altri iscritti al forum di letteratura e, anzi, ci eravamo iscritti solo per noia e giusto per fare due chiacchiere, non certo per mischiarci agli altri iscritti al forum di letteratura.

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