putrido

Come il sapore di una pesca andata a male, viscida. Come quella volta che non riuscivi a dimenticarti il dolore allo stomaco, e ne gioivi d’inerzia. Come quella voglia di picchiare un bambino che canta, felice, una canzone, ma tu stai lavorando. Come un piccolo insetto nero trovato morto nel letto. Come quella voglia che passi, e tutta la voglia che resti. Come un città in cui non c’è niente che ti piaccia, ma ci devi restare, anche se non ce n’è motivo. Come quel fastidio incessante mentre senti la parola “anima” per bocca di un impostore. Come un cane che non c’è più, e come un legame che come corda sotto la pioggia, sembra scivolare tra le mani.
Come il freddo che passa, e non arriva niente a prenderne il posto.