eri vento

Eri il vento su Mosca, nel 1901, poco prima della rivoluzione, ma per pochi minuti, poi sei andata via.

Sei stata la prima stesura dell’opera 77 di Brahms per violino e orchestra, ma poi sei scomparsa con la seconda, nel silenzio.

Eri Manhattan di Woody Allen, quasi tutto, tranne il monologo sui motivi per cui vale la pena di vivere, poi sei tornata ad essere Mallarmé, nel suo tredicesimo anno di vita. Sei stata un bambino non nato, nel 1977, a Roma, e poi un diluvio nel sud della Francia, nel 1931.

Quando Proust iniziò a scrivere la Recherche eri la sua prima penna a stilo, ma si ruppe e ne prese un’altra, e tu diventasti un insetto di cui nessuno conosce il nome, e vivesti nella notte del ventitre marzo 1970.

Eri un sentiero in india, che non portava da nessuna parte, ma solo quando pioveva.

Eri l’odore che quando arriva ti ricorda qualcosa, ma non riesci mai a capire cosa, per tutto il 1998.

Fosti il primo batterio scoperto, ma scomparvi quando il mondo apprese la notizia, poi diventasti l’inizio della teoria della relatività, suicida per oggettiva inerzia.

Sei stata una rampa di scale di una cantina allagata dopo il terremoto di Udine, una canzone mai pubblicata dei Doors, una nuvola nel settembre del 2001, vicino alle Torri.

Io fui sempre qualche nota prima o qualche parola dopo, o un passante che ti vide da lontano, una volta fui pioggia di te nuvola, ma solo per pochi attimi.

Ti incontrai quando fosti il primo concerto dei Beatles, ero nel pubblico, ma poi io diventai una mosca e volai via.

Ogni nostro incontro fu fuori dal tempo; in attesa di un nascondiglio per poterci fermare abbiamo continuato a mutare, per poi divenire uno.

Alessandro Mazzi

sangue trasparente

Mi sanguina il culo.
L’altro giorno sono andato con una puttana, mentre me lo succhiava mi ha messo un dito dentro con troppa forza. Era molto brava, una negra, brasiliana. Lo succhiava forte, io seduto sul letto, lei per terra. Non molto bella, con una pancia troppo evidente. E adesso mi brucia il culo, puttana troia. Non che mi sia spiaciuto, anzi, ma avrebbe potuto fare più piano, che cazzo. E poi, la cosa grave è che sono tre giorni che non mi cambio e questo mi crea un po’ di imbarazzo.
Prima ero in un bar, per l’aperitivo, aspettavo Giulio, ero solo, musica forte, con un dj, come si usa adesso, e mi sembrava di essere in un videogioco, voglio dire, si muovevano tutti plastici, il suono era ovattato, irreale. O forse, peggio, reale. A un certo punto alternavo possibilità di giochi. Ero un cattivo che tirava fuori la pistola e li doveva uccidere tutti, un colpo a cranio. O un pilota che doveva evitare le automobiline uomini macchinette che se le investi pazienza, ricominci da capo. Lo immaginavo e lo avrei fatto, se solo fossi riuscito a togliermi questa patina di normalità che ancora, forse per poco, mi separa da me. Continua a leggere “sangue trasparente”