L’espressione più utilizzata quest’anno è “un Sanremo di qualità”.
Con Fazio-Litizzetto non si può che usare questa frase, lo usa la sinistra in tono positivo, lo usa la destra in senso ironico, la si usa per la scelta dei cantanti, la si usa per le sue gag con la Litizzetto. E i tempi teatrali ce li hanno davvero, dopo una cinquantina di anni che lavorano insieme sembrano Vianello-Mondaini, dove la Litizzetto è Vianello ed è Mondaini, e Fazio è il microfono.
E poi altri luoghi comuni, sui cantanti. In Italia conta la prima canzone che si ha cantato. Se inizi con rosso relativo, per tutta la vita piacerai alle sedicenni truccatissime e sarai sbeffeggiato dai quarantenni colti. E così Mengoni ha una bella voce ma canzoni troppo popolari, Gazzè è bravo ma due palle, Sivestri fa canzoni fuori dal coro, Elio è geniale, e i Modà vanno bene per cantare a squarciagola con la compagna di banco per poi finalmente zittirla con un bacio alla claudiobaglioni di altri tempi.
Insomma, di questo Sanremo si sarebbe potuto scrivere prima di vederlo; si sarebbe potuto scrivere della scenetta dei due gay a cui manca solo un pannello azzurro come sfondo e poi via, una vita da mulino bianco a new-york, che in Italia non si può. Quella è destinata, appunto, ai Modà e a Maria Nazionalpopolare.
Si poteva scrivere delle canzoni, tutte belle e tutte mediamente noiose, tutte di qualità e tutte dimenticabili al primo ascolto da una parte di Nick Cave, dall’altra di Jovanotti.
Insomma, bello, dai, non fosse che non amo troppo i cherichetti e non li amo decisamente quando si mascherano da sinistra. Ma anche il catto-comunismo si evolve e crea nuovi eroi dai toni pacati, dalle battute quasi graffianti, ma che graffianti non sono mai. E così Crozza che imita tutti, prende in giro tutti, sia mai parlare solo del PiccoloGrandeLadro, che poi qualcuno si offende, sia mai non invitare la Bruni, che oltre a cantare malino, muoversi con la faccia da schiaffi, di famoso ha solo la sua troiaggine internazionale. Non sia mai che la Litizzetto non parli delle donne senza usare la solita retorica. Insomma, tutto facile, tutto di qualità, tutto dimenticabile – come detto – rapidamente.

9 pensieri riguardo “Dimenticare Sanremo

  1. Ciao Alessandro, Sanremo purtroppo non si dimentica.
    Ti rimbomba come un cannone per diversi giorni
    Ho visto qualcosa, ma con tutta la genialità di Elio e le Storie…
    non ho capito cosa facevano lì (andavano bene per il festival del cabaret) e le canzoni…,io non le ho viste, anzi, sentite

    Felice sera
    Sentimental

  2. Tutto sommato, sono d’accordo anche se non ho visto il festival, ma l’ho seguito sui social media. E proprio il fatto che non l’abbia visto, conferma quanto scrivi: prevedibile e dimenticabile e… di qualità. E’ la Tv, bellezza

  3. condivido tutto…e mi vanto di non averlo guardato…tutto mortalmente,noiosamente scontato..nulla di nuovo,nulla Emanuela

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