gomme bucate


Oggi sarei dovuto andare da un paese a una città, passando da un’altra città. Per farlo avrei dovuto prendere un bus, scendere, fare un paio di chilometri a piedi, prendere una bicicletta che avevo legato qualche giorno prima, e, una volta presa, andare in stazione e prendere il treno.

Mi sveglio in orario, prendo il bus, arrivo nella prima città.

La bicicletta è davanti alla biblioteca, per arrivarci devo attraversare il centro.

Inizio a camminare e improvvisamente lo vedo. E’ perfetto. Circa trentacinque anni, alto un metro e ottanta, più o meno. Una barba fintamente incolta, ma perfettamente curata. Castano, occhi scuri. Jeans Lewis, non 501, non capisco che modello siano. Una camicia morbida a quadretti sotto a una giacca in pannino blue marine.

Adesso voi che mi state  leggendo, voi che pensate che non si possono giudicare le cinquanta sfumature di grigio se non dopo averlo letto, possibilmente tutto, voi che dite che siamo tutti diversi e non si deve giudicare mai, nessuno, neanche se lo si conosce da trentatrè anni, per piacere, smettete di leggere. Ve lo dico subito e la finiamo qui: io sono un cretino, o, almeno, voi penserete questo. Quindi, fidatevi sulla parola e andate a leggervi le cinquanta sfumature di grigio. Una volta terminate, potrete dire, in piena coscienza, che è una cagata pazzesca.

Quindi, dicevo, lo vedo. E’ perfetto. E, in un nano secondo, so tutti i suoi pensieri. Lo vedo leggere svogliatamente il Manifesto, seduto nel deshors di un bar mentre sorseggia una spremuta di arancia e parla con la sua fidanzata del perché Monti è una Minchia-secca. E vedo lei, lei, coi suoi capelli ondulati e il suo sorriso fresco mentre guarda lui, il suo amore. La vedo, guardo in basso e per puro errore temporale non vedo le clarks che dovrebbe avere. Ma vado oltre, torno indietro e continuo ad osservarli. Lui sta parlando con ironia del tizio seduto a pochi metri, quello che ha le church ai piedi. Lui non ha le church, le church sono di destra, spesso in camoscio, ovviamente modello inglese – se no non sarebbero church – e sempre, hanno la legatura in tinta. Lui ha le kickers, modello inglese – se no non sarebbero kickers – , in camoscio, ma sono di sinistra, lo si capisce perché mai, neanche a ordinarle direttamente dalla cina – credo – hanno la legatura in tinta. Il fatto che entrambe, church e kickers costano sui 400 euro è un dettaglio trascurabile.

Ma continuo a guardarlo. Ed è così bello con quel suo andare quasi impacciato mentre di sfuggita guarda la vetrina, ovviamente di Feltrinelli. Capisco tutto, ovvero che si ama a prescindere, quando squilla il suo telefonino da dentro la sua giacca e io penso: se ha un nokia anni ’90 è perfetto. Perché, diciamolo, un telefono a cosa serve? A ricevere e fare telefonate e, al massimo mandare o ricevere un qualche messaggio, possibilmente citante Sartre. E così è: la mano legata alla spalla, legata al busto, legato alle gambe, legato ai piedi coperti da scarpe da 400 euro, con fare distaccato impugna uno splendido nokia anni novanta da trenta euro. Perché si sa, lui non spende soldi per stupidaggini.

Vorrei fargli una fotografia, prendo il mio costosissimo android e mi giro e niente, il mio comunista è sparito.

Un senso di tristezza mi assale, ma stoicamente continuo a camminare fino ad arrivare davanti alla mia bici. La guardo. Nella notte, qualche simpatica canaglia le ha pugnalato le gomme.

Ancor più mesto la spingo per tre chilometri, sotto al sole, sudando come un canadese in sardegna, vestito di maglia e giacchetta, fino al gommista.

E quando ascolto il Signore delle Biciclette mentre mi dice che la spesa è di 78 euro e che il tubolare arriverà domani e quindi dovrò rimandare la partenza, vedo lui, il comunista. Lo vedo mentre aspetta, con la sua bici fissa da 1800 euro, fuori dal negozio. Lo vedo, mi vede, sorride, con quel sorriso tipico dei comunisti quando vedono un altro comunista. Come a dirsi: “siamo fighi, eh?”.

Lo vedo e, siccome sono contrario all’omicidio, vorrei bucargli le gomme.

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