La memoria del caso [romanzo] frammento


La modella è turca e non è bella. Ciao, ciao, cosa fai, come stai, bella Bruxelles, sì, piove sempre, da due mesi sono qui, tu tre anni? Bello fare l’indossatrice, sì con quel vestito eri bellissima, no, non è un modo per cambiare vita, vivo solo, anche tu? Trentacinque anni, sono vecchio, ventisette? Davvero? Credevo meno, ti ha detto questo? Mannò in pratica siamo colleghi, è un piccolo giornale, no, non ho la fidanzata, convivevo, anche tu? E i tuoi sono sempre in Turchia? Ah, mi spiace, io vivo al piano superiore del giornale, no, non siamo distanti, no, conosco solo Dario Carmen e Gianni, lo conosci? Sì, dovrebbe tagliarli i capelli, tinta? Credevo fossero naturali, davvero, no, Torino è a nord-ovest, Milano è più a est, sì, lì c’è la moda, a Torino la Fiat, più tardi? Certo che vengo, a volte, ma a me piace stare solo, be’ certo, non sempre e a te? Secondo me sei bravissima anche se io non me ne intendo, domani sera c’è un film al festival del cinema italiano, vuoi venire?

Sì, grazie.

Abbiamo mezz’ora, ti va un aperitivo prima del film?

  • Certo, c’è un bar dietro l’angolo.
  • Allora, ti piace Bruxelles?
  • A volte sì, a volte no. E’ bella la sera e la notte. Ho molti amici anche se sono arrivata da poco.
  • Ci credo.
  • In che senso?
  • Be’, sei donna e bella. Ottimo binomio per conoscere persone.
  • Ma va, è solo che mi piace stare tra amici. Tu sei qui da poco, ne hai?
  • No, solo Dario, fidanzata, e Gianni. E adesso te.
  • Come mai?
  • Come come mai? Sono arrivato da due settimane, cosa bevi?
  • Un pastis, grazie. E ti piace?
  • Non lo so. E’ bella. Ma non mi ci trovo molto.
  • E come mai sei venuto qui?
  • Volevo cambiar vita, almeno credo. E poi il lavoro non è male. Il tuo? Ti piace fare la modella?
  • Non sono proprio una modella. Mi arrangio. Vivo con mia madre. Faccio un corso di contabilità e, per guadagnare qualcosa, mi faccio fotografare. Non è proprio fare la modella.
  • Una modella contabile è originale.
  • Tu fai il giornalista da molto?
  • Una decina d’anni. Dario lo conosci da molto?
  • Da qualche mese, perché?
  • Così, curiosità. L’hai già visto il film di questa sera?
  • No, tu?
  • Sì.
  • Bello?
  • A me è piaciuto.
  • Andiamo?
  • Andiamo.

Noioso film. Abbracciarla, mi sembra presto. Chissà in Turchia come fanno. E’ carina. Insomma, bel corpo e viso strano. Lineamenti duri. Capelli neri, corti. Che faccio? L’abbraccio? Mi addormento? E dopo? Bere qualcosa? Subito casa? La invito? Guardo il film, poi si vedrà.

  • Piaciuto?
  • Molto.
  • Mi fa piacere.
  • Che si fa?
  • Non so, vuoi andare a bere qualcosa?
  • Sì, va bene. Andiamo in centro?
  • Come preferisci. Sei tu che conosci Bruxelles.
  • Ok, centro. Conosco un bel locale. Vuoi telefonare a Dario e Carmen? Invitiamo pure loro?
  • Ma no, è tardi, Dario domani deve lavorare presto, meglio che dorma.
  • Che despota!
  • Già. Sei venuta in metro?
  • No, ho la macchina, tu?
  • Metro.
  • Bene, allora ti farò d’autista.
  • Perfetto, mettiti il cappello.
  • Spiritoso.
  • Già.

Locale alternativo. Artistoidi e governativi.

  • Ti piace?
  • Molto.
  • Mi aspetti un attimo? Vado a salutare una persona.
  • Certo.

Bel culo. E adesso chi saluta? Madonna che tipo. Va be’, mi sa che stasera non si scopa. Pazienza, vorrà dire che odierò la Turchia. Ma in Turchia sono musulmani? 

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