che tu sia


Che tu sia bersaglio per la mia notte insonne passata a contarti gli sguardi e a squarciarti il destino.

Che tu sia pausa di mezzogiorno, tra un sacchetto di plastica di un centro commerciale di nome Qualunque e un verso di Mallarmé sentito mille volte ma ora solo lettere perfette, passate e sepolte.

Che tu sia mattino senza sole, sotto nebbie a raggiera che mi bagnano ricordi e carezze.

Che tu sia pranzo di carne e di sangue da salare con gli occhi e il respiro.

Che tu sia parola rinnegata e sofferenza, bolle di nervi e poi perdono.

Che tu sia buchi da riempire, dita da raccogliere appese al letto in penombra mentre ancora gridi aiuto.

Che tu sia distanza tra attesa ed oggetto, gambe nel cemento che strappano centimetri senz’aria, e poi le mani.

Che tu sia seni da allattare, strappare, masticando vetro, e poi budella, e poi fica da chiudere, corpo da cingere, bocca e saliva.

Che tu sia silenzio e poi lampo, scossa e poi tempo che passa poi molle, che passa poi in fretta.

Che tu sia rasoio la mattina, in ginocchio sul letto, aspettando la vita.

Che tu sia figlia e poi vacca, da monta e da latte.

Che tu sia segni di sole, tra pioggia e contorni.

Che tu sia qui, per sempre soltanto.

Alessandro Mazzi

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