sangue trasparente


Mi sanguina il culo.
L’altro giorno sono andato con una puttana, mentre me lo succhiava mi ha messo un dito dentro con troppa forza. Era molto brava, una negra, brasiliana. Lo succhiava forte, io seduto sul letto, lei per terra. Non molto bella, con una pancia troppo evidente. E adesso mi brucia il culo, puttana troia. Non che mi sia spiaciuto, anzi, ma avrebbe potuto fare più piano, che cazzo. E poi, la cosa grave è che sono tre giorni che non mi cambio e questo mi crea un po’ di imbarazzo.
Prima ero in un bar, per l’aperitivo, aspettavo Giulio, ero solo, musica forte, con un dj, come si usa adesso, e mi sembrava di essere in un videogioco, voglio dire, si muovevano tutti plastici, il suono era ovattato, irreale. O forse, peggio, reale. A un certo punto alternavo possibilità di giochi. Ero un cattivo che tirava fuori la pistola e li doveva uccidere tutti, un colpo a cranio. O un pilota che doveva evitare le automobiline uomini macchinette che se le investi pazienza, ricominci da capo. Lo immaginavo e lo avrei fatto, se solo fossi riuscito a togliermi questa patina di normalità che ancora, forse per poco, mi separa da me.
Non lo so, forse, invece, non riuscirò mai e continuerò a vivere in questo stato di inerzia da contratto sociale. Sono buono, lavoro, non uccido. Ma poi chissenefrega, in fondo, posso anche non ucciderli, in fondo cambia poco, sono già morti. Questi del bar erano tutti dai 20 ai 35 anni, tutti forzatamente alla moda, sorridevano le donne truccate, sorridevano gli uomini malconci e col trucco solo nello sguardo. Da “cazzo quanto son rigo, c’ho pure il rolex, dovresti proprio darmela, brutta puttana troia che non sei altro”. A un certo punto ho avuto la sensazione che il mio culo incominciasse a sanguinare e sono andato al cesso a controllare e sanguinava davvero, maledizione, aveva lasciato pure una macchia sui pantaloni. E così paranoie immediate, “si vede? Non si vede? Metto la camicia fuori dai pantaloni e poi tanto ho la giacca, non dovrebbe proprio vedersi, che cazzo”. Non si vedeva, ma, come dicevo prima, non mi cambio da tre giorni e adesso la macchia incomincia ad essere evidente. Non mi cambio per una serie di inutili motivi, non mi cambio e basta, saranno cazzi miei perché non mi sono cambiato, no?

Comunque, dicevo, erano quasi tutti dai 20 ai 35, ma la stessa cosa mi capita con tutte le altre persone, specie con gli impiegati a pranzo, nei bar, non so perché. Diciamo che a) li ammazzerei tutti e b) non li considero vivi, sì, vabbe’ sembra un controsenso, lo so. E’ la vecchia, noiosa storia ripresa dai cyber punk sul fatto che nulla esiste, che è tutto una nostra cazzo di proiezione, cosa che del resto dicevano anche i filosofi un sacco di tempo fa. Lo so, è banale, ma che cazzo ci posso fare se spesso mi sembra l’unica cosa vera, l’unica giustificazione a tutto? E poi chi cazzo me lo dimostra che un’altra persona esiste? Credo che nessuno possa. Non che questo mi porti a non provare nulla per le persone, anzi. Ho molti amici, una fidanzata, i genitori. Il punto è” se morissero quanto mi dispiacerebbe? Credo poco, forse quasi niente e credo che non avrei difficoltà ad ammetterlo ne a me ne ad altri. Comunque, dicevo, ero al bar, mi sanguinava il culo e aspettavo Giulio.

I rumori passano lentamente. Piove e c’è traffico, le macchine squillano, i passanti urlano. E io cammino senza destinazione mai. E i rumori passano passo dopo passo. Lentamente, mollemente si dissolvono facendosi pensiero. Cammino piano trascinando peso e pesi e non penso che al calare delle gocce per terra e ai grigio ghiaccio che scende dal cielo. Vorrei una biova calda e un pallone e un cornetto crema cioccolato, ne vuoi un altro, ancora un po’ di cocacola? Vorrei la giornata più bella del mondo quando proprio in questa via, già, forse proprio in questa via, vorrei l’incanto prima di morire e poi più nulla, vedere le parti di me che una a una si staccano, scivolano in basso, diventano niente, una a una, una a una, poi più nulla, un lento passare, una sostanza non visibile che soffia piano, che passa, passa, passa da un lato all’altro come in un videogioco di un cretino incredulo, passa come uno slittino sulla neve quando fa freddo ma non importa l’importante è avvivare giù dove la salita e la discesa non hanno più senso, passa come un delittoo dimenticato, passa e poi passa ancora. fino a non distinguere il movimento dalla quiete, fino a non distinguere me da te da tutto.

Non voglio più morire in questa vita. Troppe volte son morto, adesso basta. Aspetto Giulio e Giulio al solito non arriva. E non so cosa fare, un bus, mi serve un bus capolinea a capolinea per riordinare le idee, per trovare una soluzione a tutto.

C’è sempre una soluzione a tutto e io la cercherò sul bus guardando le facce degli altri passeggeri, guardando fuori le automobili e i colori del cemento e del cielo e la strada bella e lenta e veloce. O forse no, nessuna soluzione.

Gli dei, se si guardano, muoiono.

Eppure non passa, questa giornata non diventa la più bella, finisce così.

Qualcosa di concreto, ci vuole solo qualcosa di concreto. Devo smettere con questo silenzio tra me e me. Basta parlarsi e si risolve tutto. Basta fare un passo dopo l’altro, lentamente, solo un passo, nella direzione giusta e il problema è già finito, non più tentennamenti, ma decisioni giuste, passo dopo decisione, concretizzare, ecco quello che devo fare, basta, adesso trovo soluzione e rotta e andrà tutto bene.

L’importante è la direzione. Tra un quattro ed un sette, a scuola, la differenza era un dettaglio, un “usciamo, non usciamo, massi esco” , un momento solo, un secondo, la mia esistenza è creata da tre minuti decisivi, qualche secondo per anno, sempre sbagliati, mi hanno portato qui a cercare ancora qualche secondo per mettere tutto a posto. Dentro di me ci sono anni e anni, difficile trovare i secondi, difficile riuscire a non morire per l’ultima volta, questa volta.

E Giulio non arriva e domani saranno quattro i giorni con gli stessi abiti e il cielo questa notte sarà nero sopra di me, dentro di me.

Certe volte ti penso e vedo me dentro di te. Certe volte ti penso e vedo solo la tua perle, altre solo i tuoi occhi, altre i gemiti sotto di me. Certe volte penso agri dei che ci guardarono la prima volta che ci guardammo e sono felice. Altre volte gli dei giocano a nascondersi e il ricordo diviene ritratto, la vita pastello, ed io conto le persone come si contano le pedine inesistenti di una scacchiera e tutto diventa contorno visibile e falso delle mie finte funzioni. Tutto diventa percorso senza fine, strada senza uscita e senza possibilità di ritorno. Non passerà? Bisogna trovare il mattone afflitto di verità e con un sol colpo far cadere tutta la casa marcia e poi passare, semplicemente passare e venire da te, e, raggiungere me. Ma che non sia retorica,questa volta.

Piove, piove quasi sempre quando deve piovere. I secondi continuo a non trovarli, quindi vado in un bar a prendere un caffè. L’anormalità ti porta in dono la solitudine, la disperazione spesso te la fa odiare. Io adesso non sono ancora disperato, riesco ancora a oscurare la vista sulla lunga distanza, mi concentro o meglio mi assento, sul caffè. E’ autodifesa o vigliaccheria, dir si voglia, quella di non guardare al dopodomani, forse anche al domani, e a me riesce benissimo, e così facendo, se non altro, non impazzisco, non mi dispero, non penso dentro. Così sia. Il caffè è buono e caldo e lo bevo seduto, sfogliando il tuttosport dei locale, unto e consunto, con i fogli fuori via. lVli piace il calcio, tifo juventus e quest’anno sembra non andare male, specie in coppa, e poi c’è delpiero che sta giocando da dio, speriamo bene.

E un vacuo pensare quello che mi porta fino al garage di casa mia, dove il cancello prima è chiuso, poi aperto su nulla. Non c’è nulla nei garage di casa mia, non c’è auto, moto, bici, non c’è attrezzo, vino, riserva. Non c’è luce e così anche quella porta in fondo al garage, non c’è

Giulio non arriva, me ne vado. Il punto è” dove e perché? Non trovo molto senso nello spostarmi. C’era anche in un film o in un libro, una persona che di colpo smetteva di camminare e, semplicemente si fermava. Dovrei fare così anche io, ma a volte fermarsi è più complicato che continuare a camminare, e così altra corsa, altro bar, un po’ di vodka, per piacere.

Due anni fa non era così, era tutto diverso due anni fa. O anche solo due mesi fa forse. Adesso sembra che non ci sia più scissione tra ii giorno e la notte, tra la notte e il giorno dopo. Un unico, eterno, tempo, che pare non passare, che sembra non passerà. Devo cambiarmi.

Qual è la differenza, nei ricordi, tra la felicità e la tristezza ? La sensazione che ne traiamo è una copia, non l’originale.

E se non c’è differenza nel passato come può esistere nel presente?

Il futuro è una dea che non c’è. lo mangio il pane e guardo le briciole

Mi spoglio mi lavo mi rivesto con abiti consunti e puliti. Mi pettino lavo i denti sembro normale nella norma, in mezzo a tutti non mi distinguo più, non sanno chi sono, non sanno niente

adesso, posso camminare e andare e se mi fermerò forse nessuno riuscirà a notarlo. Ho voglia di un piatto di fallafel. A San Salvario c’è un turco che lo fa bene, costa poco, io ci vado.

E come è buono questo fallafel che sa di Africa e Medioriente e basta Europa case e democrazia a rate un tanto al mese un poco alla volta e bambini referendum per il colore dei capelli delle maestre dei palloni blu o lillà, questo fallafel è proprio buono e io non sono più in Europa italia Torino san Salvario bar pantaloni puliti e consunti e non sono più in questo corpo brutto e vecchio, in questo cervello in cancrena non ci sono più io. E’ così buono questo fallafel e io sono solo il sapore nella bocca, senza corpo codice fiscale dio amore odio, e strade da camminare senza scarpe né piedi.

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sangue trasparente by Jona is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at soglie.wordpress.com.

2 commenti

  1. שמונה שנים כי לדמם, להראות את עצמך להיות טוב

  2. otto anni che sanguina, mostra il tuo lato buono?

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